A quasi nove anni dalla firma del Memorandum d’intesa tra Italia e Libia, la cooperazione nel controllo dei flussi migratori continua a produrre gravi violazioni dei diritti fondamentali. L’accordo, firmato nel 2017 con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’immigrazione irregolare e rafforzare la sicurezza delle frontiere esternalizzandole, ha di fatto dato via libera alle operazioni della cosiddetta guardia costiera libica, responsabile di intercettazioni violente in mare e del respingimento forzato di oltre 158.000 persone verso la Libia.
Nei centri di detenzione libici — ufficiali e informali — migliaia di uomini, donne e bambini subiscono torture, stupri, estorsioni e trattamenti inumani e degradanti, come documentato dalle Nazioni Unite, dalla Corte penale internazionale e da numerose organizzazioni indipendenti.
Medici contro la Tortura, che da anni assiste le persone sopravvissute a queste violenze, testimonia ogni giorno le devastanti conseguenze fisiche e psicologiche riportate da chi è stato imprigionato nei lager libici. Oltre alle cicatrici indelebili sul corpo e a quelle ancora più profonde che incideranno per sempre sul rapporto di fiducia che saranno in grado di stabilire con la comunità umana, molti sopravvissuti esibiscono anche prove fotografiche e filmiche delle atrocità subite.
Nonostante i numerosi appelli della comunità internazionale — tra cui la Missione d’inchiesta ONU che nel 2023 ha accertato crimini contro l’umanità in Libia — il Parlamento italiano ha respinto, il 15 ottobre scorso, la mozione per la revoca del Memorandum, perpetuando così una politica di complicità con un sistema di abusi e impunità.
È urgente chiedersi in che modo la comunità internazionale possa far valere il diritto internazionale umanitario e il principio di non respingimento, regolarmente disattesi con la partecipazione e il sostegno economico e operativo di paesi europei, Italia in primis. La cosiddetta guardia costiera libica, finanziata e addestrata anche con fondi italiani ed europei, agisce con modalità violente, impedendo spesso alle navi umanitarie di soccorrere le persone in pericolo nel Mediterraneo.
Medici contro la Tortura ribadisce la necessità di interrompere ogni forma di collaborazione con le autorità libiche coinvolte in violazioni dei diritti umani, di garantire vie legali e sicure di accesso alla protezione internazionale e di assicurare trasparenza sull’uso dei fondi pubblici destinati alle attività in Libia.
Solo ponendo fine a queste politiche di respingimento e alla complicità istituzionale sarà possibile affermare davvero il rispetto della dignità umana e del diritto internazionale.

